Ho ricevuto di recente alcune recensioni dai miei clienti che mi hanno fatto riflettere molto. Una frase in particolare mi ha colpito: “Il tuo lavoro è fatto con il cuore… si vede la pazienza dietro alle foto del mio movimentato Gastone.” In quel momento ho realizzato che stavamo parlando di qualcosa che, forse, davo per scontato. La pazienza. Non è una semplice qualità nel mio lavoro, è il fondamento di tutto quello che faccio. È quello che permette ai cani di stare bene davanti all’obiettivo, di divertirsi, di essere loro stessi. Se hai paura che il tuo cane soffra durante uno shooting, che non ce la faccia, che tutto debba andare veloce: voglio spiegati perché le cose non stanno così.

Come tutto è iniziato: imparare a leggere i cani
Quando ho iniziato a fotografare i cani, ero bravo con la macchina fotografica. Ma con i cani? No. Ho capito velocemente che non potevo semplicemente “dirigerli” come avrei fatto con altri soggetti. Ho iniziato a osservare molto, a fare domande, a capire cosa funzionasse e cosa no. Mia moglie, che è educatrice cinofila, mi ha insegnato a riconoscere i segnali di stress, a leggere la postura, a capire quando un cane stava dicendomi “mi sento bene” o invece “ho bisogno di una pausa”. All’inizio ho pensato che fosse complicato. Poi ho capito che era la cosa più semplice e più importante: ascoltare quello che il cane mi stava comunicando. Da quel momento, le cose sono cambiate completamente.
Prima dello shooting: il "rompere il ghiaccio" che tutto cambia
Qui voglio essere chiaro: non mi incontro con i miei clienti il giorno dello shooting (privato) come due estranei. La prima cosa che faccio è una chiamata. Non è una cosa formale, è una conversazione vera. Mi racconti del tuo cane, come è fatto, come reagisce alle novità, cosa lo mette a disagio, cosa lo rende felice. Io ascolto, prendo appunti, faccio domande. In quella mezz’ora di telefono stiamo già creando qualcosa: sto imparando a conoscere il tuo cane senza averlo mai visto. E tu stai capendo che non sei di fronte a qualcuno che scatta foto e basta, ma a qualcuno che davvero si interessa del tuo cane. Quando ci vediamo il giorno dello shooting, non siamo più estranei. Già ci conosciamo. E il tuo cane lo sente.
Durante lo shooting: la pazienza che permette la magia
Uno shooting con me non è una cosa che dura un’ora in cui stai immobile davanti alla fotocamera per sessanta minuti. È un’ora insieme dove accadono cose diverse. C’è il momento in cui fotografo, ma c’è anche il momento in cui ridiamo, in cui il tuo cane esplora, in cui semplicemente respiriamo. Ho ricevuto una recensione che diceva: “Ha avuto una dolcezza infinita con le mie cagnoline, difficile da trovare.” Quella dolcezza è il risultato di essere paziente. Di non avere una scadenza invisibile che mi urge. Di avere il tempo di capire se il tuo cane ha bisogno di una pausa prima che lui la richieda.
Distanza e vicinanza: come fotografo il tuo cane senza stressarlo
La scelta dell’obiettivo per realizzare le foto per me non è solamente una questione stilistica, ma anche un aiuto e un supporto nella realizzazione dello shooting. Scegliere un teleobiettivo come il 70-200, aiuta me a realizzare le foto che ho in mente, ma aiuta soprattutto il tuo cane, per un semplice motivo: mi permette di stare lontano. Il tuo cane non vede la fotocamera come una minaccia. Continua a essere sé stesso, a giocare, a muoversi naturalmente. In quel momento non sta “posando”, sta semplicemente vivendo. E in quegli istanti escono fuori le foto più belle, quelle che raccontano davvero chi è il tuo cane. La distanza non è fredda. È il contrario: è quello spazio dove il tuo cane può rilassarsi completamente.
Quando il tuo cane non "collabora"
Voglio toccare un punto che molti proprietari mi chiedono. “E se il mio cane non sta fermo? E se non mi ascolta durante lo shooting?” Ho fotografato cani di tutti i tipi. C’è il cane timido, il cane iperattivo, il cane che cambia idea ogni tre secondi. Mia moglie mi ha insegnato a leggerli. Quando un cane “non collabora” spesso mi sta dicendo semplicemente: “Ho bisogno di un ritmo diverso.” Allora cambiamo approccio. Facciamo più pause. Facciamo un giro. Giochiamo un po’.
La verità è che quella che sembra “non collaborazione” è in realtà la parte più autentica del tuo cane. Ho scritto un articolo intero su questo tema perché è una delle paure più comuni che mi sento raccontare: “E se il mio cane non collabora durante il servizio fotografico?” Se sei curioso, lo trovi sul blog.

Conclusione
Quello che voglio che tu sappia è questo: se ami il tuo cane come parte della famiglia e stai pensando di fare uno shooting fotografico, ma hai paura che possa stressarlo, che non ce la faccia, che sia tutto troppo veloce—contattami. Faremo una chiamata gratuita e senza impegno. Mi racconterai del tuo cane e io ti racconterò come lavoro. Insieme troveremo il modo perfetto per catturare chi è davvero il tuo cane, senza fretta, senza stress. Solo con la pazienza che serve perché tutto funzioni, e perché alla fine tu possa guardare quelle foto e sorridere, sapendo che il tuo cane si è divertito tanto quanto te.









