Questo è il primo articolo di una serie dedicata ai cani che fotografo e alle persone straordinarie che li amano. Storie vere, raccontate con rispetto.
Ci sono incontri che cambiano la direzione di una giornata. E poi ci sono incontri che cambiano qualcosa di più profondo. Quello con Marta è stato uno di questi. Ci siamo conosciuti durante una lezione in un centro cinofilo: lei era lì con il suo cane, io con la mia macchina fotografica. Da cliente è diventata un’amica, mia e di mia moglie. E quando mi ha raccontato la storia di Balù e Wendy, ho capito subito che dovevo scriverla. Non perché sia una storia straordinaria nel senso cinematografico del termine, ma perché è vera, è comune, è umana. È il tipo di storia che succede ogni giorno, a persone normali, che si trovano davanti a uno sguardo e non riescono — e non vogliono — girarsi dall’altra parte.
Lo scatolone fuori dal cancello: Balù
Una mattina qualunque. Un turno di guardia che inizia come tutti gli altri. E poi, vicino al gabbiotto dell’azienda dove lavora Marta, uno scatolone di cartone. Dentro c’è Balù: non ha ancora venti giorni, pesa cinquecento grammi, sta al freddo. Qualcuno lo ha lasciato lì durante la notte, senza cibo, senza acqua, senza una spiegazione.
La guardia lo trova all’inizio del turno e chiede aiuto a Marta, che conosce bene. Lei lo porta in ufficio, nella sua stanza, e comincia a cercare qualcuno disposto ad adottarlo. Passa la mattina, passa il pomeriggio. Nessuno. Verso le cinque, quando è ora di andare, Balù la guarda. Uno di quegli sguardi che non si riescono a descrivere con le parole, ma che chi ha un cane sa riconoscere immediatamente.
“Ok, visto che non sono riuscita a trovarti una famiglia, io sarò la tua famiglia.”
Detto, fatto. Balù sale in macchina con Marta e non torna più indietro. Oggi ha tre anni.


Wendy: l'unica sopravvissuta
La storia di Wendy inizia in modo diverso, ma con lo stesso punto di partenza: l’abbandono. Incrocio tra un Husky e un Pastore Tedesco, viene trovata per strada da persone sconosciute e portata al canile di Lanubio, vicino Roma. Lì le volontarie cominciano a prendersene cura e, durante i controlli, scoprono qualcosa di importante: Wendy ha contratto il parvo, la gastroenterite dei cuccioli, una malattia spesso letale. Era l’unica sopravvissuta della sua cucciolata.
Due mesi e mezzo in canile, senza che nessuno si facesse avanti. Poi, quando sta per compiere tre mesi, le volontarie pubblicano un annuncio su Facebook. All’epoca si chiamava Coco. Marta lo vede per caso nel suo feed, guarda quella foto e sente qualcosa che aveva già vissuto: quello stesso sguardo impaurito, quella stessa faccia da cucciolo che non sa ancora che fine farà.
Contatta la volontaria, avvia le pratiche di adozione, aspetta un mese. A dicembre, Wendy entra a far parte della famiglia. Non si chiama più Coco.
Due caratteri, una famiglia
Il primo giorno insieme, Wendy pesa tre chili e Balù già otto. La differenza di taglia la spaventa un po’, ma dura pochissimo. Dal secondo giorno in poi si comportano come se fossero sempre stati fratelli, come se venissero dalla stessa cucciolata. Il tipo di legame che non si costruisce, si riconosce.
I loro caratteri, però, sono molto diversi. Balù è quello che Marta chiama affettuosamente un coccolone: vuole salire in braccio, dà i bacini a chiunque glieli chieda, con i bambini è una roccia di pazienza — si fa fare di tutto, anche cose che con Marta e Andrea (il compagno di Marta) non si permetterebbe mai. Wendy è più selettiva. Ha in sé l’indipendenza del Pastore Tedesco: decide lei quando e come vuole le coccole. Ma quando decide, ti segue dappertutto.
In famiglia li amano tutti. C’è solo la mamma di Marta che mantiene una certa distanza — ha paura dei cani da sempre, e quella paura non è andata via neanche con loro in casa. Ma porta a spasso Balù e Wendy se glielo chiedono, purché non debba accarezzarli. Un equilibrio trovato con rispetto, senza forzature. Anche questo è amore, a modo suo.
Perché raccontare queste storie
Fotografo cani da anni, e ogni volta che arrivo a casa di qualcuno con la mia macchina fotografica, mi porto dietro una storia che non avevo previsto. Balù e Wendy sono due cani salvati da due abbandoni, che vivono con una persona che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Questo è il primo articolo di una serie: storie di cani reali, con le loro famiglie reali. Niente filtri, niente retorica. Solo racconti che meritano di essere conservati, perché le foto da sole non bastano sempre — a volte servono anche le parole.
La storia del tuo cane merita di essere ricordata
Ogni cane porta con sé qualcosa di unico. Se vuoi che quella storia venga raccontata — e fotografata — sono qui.











