Quando pensi a uno shooting fotografico con il tuo cane, probabilmente immagini il momento dello scatto. La luce giusta, il tuo cane che ti guarda, una foto che ti ferma il respiro. Ed è giusto così — quello è il risultato. Ma quello che succede prima, durante e dopo è una storia completamente diversa, che la maggior parte delle persone non conosce.
Questo articolo ti porta dentro quel processo, passo dopo passo. Non per convincerti di niente, ma perché capire cosa c’è dietro ti aiuta a scegliere meglio — sia che tu scelga me, sia che tu scelga qualcun altro.

La chiamata: il punto di partenza

Prima di ogni shooting privato c’è una chiamata, senza impegno. È il momento in cui capisco se sono io il fotografo giusto per te, e se tu sei il cliente giusto per me. Sono diretto per natura, e sono il primo a dirtelo se sento che le nostre aspettative non combacino. Non mi interessa vendere un servizio a tutti i costi — mi interessa che il risultato finale ti emozioni.
In quella breve chiamata parliamo di tutto: cosa ti aspetti dallo shooting, che tipo di cane (o cani) hai, come si comporta all’aperto, se ha timori con le persone o in certi ambienti, se ha problemi al guinzaglio o tende a stressarsi facilmente. Domande che potrebbero sembrare inutili, ma che in realtà sono la base di tutto. Un cane che si stressa facilmente ha bisogno di un approccio completamente diverso rispetto a uno che non sta mai fermo — e saperlo prima cambia ogni cosa.
Parliamo anche del pacchetto più adatto alle tue esigenze, così quando ti mando il listino hai già tutto il contesto per valutarlo. Decidiamo insieme la data e scegliamo il luogo ragionando sulla luce, sull’ambiente, sul carattere del tuo cane. Non si sceglie un posto perché è bello sulla carta — si sceglie perché ha senso per la vostra storia.

La preparazione: tutto quello che succede prima di arrivare da te

Fissata la data, inizia la preparazione vera. Studio la location, controllo le previsioni meteo, calcolo gli orari in funzione della luce naturale. Se siamo a Roma e abbiamo scelto la Riserva Naturale dell’Aniene, il Parco degli Eucalipti o la pineta di Ostia, so già quali angoli funzionano meglio in quel momento della giornata — e a volte ci torno apposta qualche giorno prima se non la conosco bene. Nello zaino, oltre all’attrezzatura fotografica, c’è tutto quello che può servire sul campo: giochi per catturare l’attenzione del cane, wurstel — di solito di suino o di pollo, in base alle eventuali allergie che mi hai segnalato durante la chiamata — e una longhina da 5 o 10 metri per gestire il cane in sicurezza nei momenti in cui non può essere lasciato completamente libero. Ti chiedo sempre di portare anche i suoi snack preferiti: è un dettaglio che sembra piccolo ma che può fare la differenza tra un cane presente e uno completamente distratto.

La formazione continua

C’è una cosa che distingue un fotografo cinofilo da un fotografo che fotografa cani — e la differenza non è sottile. Fotografare un cane bene richiede di capirlo, non solo di inquadrarlo. Richiede di sapere cosa sta comunicando con il corpo, quando è a suo agio e quando no, quando aspettare e quando muoversi. Mia moglie Azzurra è istruttrice cinofila — trovate la sua pagina qui sul sito — e il confronto continuo con lei è parte integrante del mio lavoro. Non è un dettaglio secondario ed è uno degli elementi che mi permette di approcciare ogni cane con una consapevolezza che va oltre la fotografia. Parliamo di comportamento, di gestione, di come certi ambienti o situazioni influenzano il cane durante uno shooting. Quella conoscenza si vede nelle foto — anche se non si nomina mai esplicitamente. A questo si aggiunge una formazione fotografica continua. Non si smette mai di imparare, e non mi interessa farlo. Corsi, aggiornamenti, studio — perché ogni volta che mi fermo a pensare di sapere già tutto, mi accorgo di qualcosa che ancora mi manca. Quando prenoti uno shooting fotografico cinofilo a Roma con me, stai anche comprando tutto questo — senza doverci pensare tu.

L'attrezzatura: una questione di garanzie

Sul campo lavoro con due corpi macchina professionali — una Sony a7IV e una Sony a7RIII. Di solito una è nello zaino con un 24-70 f/2.8, l’altro con il mio 70-200 f/2.8, la lente che uso di più. A seconda di quello che voglio raccontare posso usarli entrambi o solo uno — non c’è una regola fissa.
Avere due corpi non è un vezzo. Se dovesse succedere qualcosa al primo durante lo shooting, ho il secondo pronto. Le foto le porto a casa, sempre. Ogni corpo macchina ha un doppio slot di memoria: ogni scatto viene salvato automaticamente su due schede separate, in tempo reale. Non è una cosa che si vede, ma è una garanzia concreta quando stai fotografando qualcosa che non si ripete.
Un cucciolo ha sei mesi una volta sola. Un cane anziano con quello sguardo che conosci a memoria non sarà sempre lì. Una memory card che smette di funzionare proprio quel giorno sarebbe un problema serio. Non succede quasi mai — ma quasi non è mai.
Una cosa che ti dico indipendentemente da tutto: anche se non sarò io la tua scelta come fotografo, assicurati che chi sceglierai lavori con due corpi macchina e il doppio slot di memoria. Certi momenti non tornano, e vale la pena sapere che sei al sicuro prima ancora di iniziare.

Lo shooting: il tempo che serve, non quello che dice il cronometro

Arrivati sul posto, non si comincia subito a scattare. Prima lascio che il cane esplori, annusi, si abitui all’ambiente e a me. Questo tempo non è tempo perso — è spesso lì che nascono le foto migliori, quando il cane smette di essere consapevole della fotocamera e torna a essere semplicemente sé stesso.
Durante lo shooting osservo continuamente il linguaggio del corpo del cane. So riconoscere i segnali di stress, so quando rallentare e quando aspettare, so quando una pausa è necessaria. Se il cane ha bisogno di venti minuti per rilassarsi, aspetto. Se ha bisogno di trenta minuti, aspetto lo stesso. Ho realizzato uno shooting nella pineta di Ostia con Riuk e Ombra, due cani meravigliosi, che è durato quasi due ore — non perché fosse previsto, ma perché i tempi lo richiedevano. Per me il benessere del cane viene prima di tutto il resto.
Scatto centinaia di foto durante ogni sessione, e in questa moltitudine di foto si nascondono gli scatti che contano: quello sguardo preciso, quel momento di gioco puro, quell’espressione che conosci a memoria e che non pensavi si potesse fotografare. Ogni carattere canino, dal più irrequieto al più timido, ha qualcosa di straordinario da raccontare — a patto di sapere come aspettarlo, farlo uscire e fotografarlo.

Dopo lo shooting: la galleria, la scelta, la post-produzione

Finito lo shooting, ricevi accesso a una galleria privata con tutti i provini selezionati. Sei tu a scegliere le foto che vuoi, con calma, nei giorni successivi — senza fretta e senza pressione. Insieme alla galleria spesso mando i miei suggerimenti: ti indico quali immagini funzionano meglio e perché, aiutandoti a orientarti se ne hai bisogno. Se vuoi farlo da solo, benissimo. Se vuoi farlo insieme, sono lì.
Ogni foto che scegli viene poi lavorata singolarmente in Lightroom e Photoshop. Non è un filtro applicato in blocco — è lavoro artigianale, immagine per immagine. Luci, colori, composizione, dettagli. Una singola foto può richiedere anche un’ora di lavoro, a volte di più. La differenza tra un file lavorato bene e uno lavorato superficialmente si vede — non sempre subito, ma si vede, soprattutto quando lo stampi. Non consegno mai file grezzi in formato RAW: sono solo una parte del processo, non il risultato finale. Le foto arrivano finite, pronte all’uso, già ottimizzate — tu non devi pensare a nulla.
I file vengono consegnati tutti in alta risoluzione, pronti per la stampa anche in formati importanti: 30×45, 70×100 e oltre. È già capitato, e voglio che tu abbia tutta la flessibilità per farlo quando vuoi, senza compromessi.

Le stampe: perché un file sul telefono non è la stessa cosa

Nello shooting privato sono incluse delle stampe di alta qualità, solitamente 20×30, nel numero previsto dal pacchetto scelto. Lavoro con laboratori professionali. Carta, colori, nitidezza, durata nel tempo: sono cose che si vedono, soprattutto su formati grandi.
Le stampe sono un costo reale che assorbo io, perché credo che una foto fisica abbia un valore che un file non avrà mai. C’è una differenza enorme tra una foto che guardi scorrendo lo schermo e una che vedi ogni mattina entrando in casa. I file digitali sono belli e utili — ma una stampa appesa al muro è un’altra storia.

Tutto questo ha un costo. Ed è giusto che sia così.

Se stai leggendo questo articolo probabilmente ti sei già fatto un’idea di quanto lavoro c’è dietro uno shooting fotografico cinofilo professionale a Roma. Se vuoi capire come funziona il discorso dei prezzi ho scritto un articolo dedicato proprio a questo: Quanto costa uno shooting fotografico con il tuo cane?
Se invece hai già le idee chiare e vuoi capire quale servizio fa al caso tuo, scrivimi. Facciamo una chiamata, senza impegno.

Se le foto di questo articolo ti sono arrivate davvero, se hai dato un’occhiata alla mia Galleria e hai visto immagini nelle quali vorresti rivederti — allora sai già di cosa stiamo parlando. Se stai pensando di fare qualcosa di bello con il tuo cane, qualcosa che rimanga, delle foto che parlino di voi e del vostro rapporto, contattami.